EMERGENZA SCUOLA

La Banca d’affari Morgan Stanley ha da poco lanciato un fondo che oltre ad investire nei soliti titoli tecnologici, punta anche sulle azioni di una scuola con sede a Pechino: TAL Education Group. Una scuola che occupa 35.000 persone. Questo fatto mi ha fatto nascere spontanee due riflessioni: una sulla Cina ed una sulla nostra scuola.

Se mai non fosse chiaro a qualcuno, la Cina sta assumendo il ruolo di prima potenza economica mondiale. Non solo per le dimensioni del PIL, ma anche per la sua composizione. Scrive Pierantonio Gallu nel suo libro Obiettivo Cina: il corrente piano quinquennale e il piano Made in China 2025, stanno guidando la transizione della Cina da nazione di produzione a bassi costi a nazione leader per lo sviluppo tecnologico e IT applicato all’industria. La prova? Una ricerca della società newyorkese CB Insights ha recentemente stimato quali siano le 10 start-up più innovative. Ai primi 2 ci posti ci sono aziende cinesi (la terza è SpaceX di Elon Musk). Nessuna Europea.

Lo sviluppo economico di un paese è trainato anche dall’efficienza del suo sistema scolastico, prova ne sia il fatto che la Cina è al terzo posto come destination country degli studenti universitari che decidono di studiare all’estero (primi gli USA, seconda UK).

In Italia purtroppo, come scrive Gian Arturo Ferrari sul Corriere della sera del 19 settembre, la scuola oggi preoccupa i pensieri degli italiani quanto a banchi (con o senza ruote), mascherine, trasporti, ecc. dimenticando che anche una recente indagine dell’OCSE certifica come la preparazione dei nostri studenti sia al di sotto della media dei Paesi OCSE.

Concludo con una testimonianza personale. Mia moglie che insegna matematica da 35 anni alle scuole medie inferiori, mi conferma come ogni anno sia costretta ad abbassare l’asticella. I ragazzi che le arrivano, sono sempre meno in grado di leggere, scrivere e far di conto. Italiano e matematica sono trascurati.

Se non prendiamo coscienza del problema scuola e, come dice Ferrari, non ridiamo agli insegnati il prestigio sociale che loro spetta (sono tra i meno pagati in Europa occidentale), siamo destinati a diventare gli ultimi della classe anche in quanto a sistema economico. E non ci ingannino quei pochi talenti che scappano all’estero e che fanno notizia. L’Italia si conferma penultima in Europa per numero di laureati: soltanto il 27,6% dei giovani tra i 30 e 34 anni ha completato gli studi universitari, contro il 40,3% della media UE.