In queste settimane, parlando con molti imprenditori delle nostre PMI, il tema centrale è sempre lo stesso: le fiere di settore. Sono palcoscenici fondamentali, inutile negarlo. Il contatto umano, la stretta di mano e il poter mostrare il prodotto dal vivo restano pilastri insostituibili per chi fa export.
Tuttavia, c’è un rischio concreto: concentrare il 100% delle energie, del budget e delle aspettative solo su quei 4 giorni di evento.
Il cambio di paradigma: la fiera non è l’inizio
Dobbiamo dircelo con franchezza: oggi un Buyer internazionale non atterra a Milano, Francoforte o Chicago per “farsi un giro” tra i padiglioni sperando di scoprire il fornitore della vita.

“Oggi i Buyer arrivano in fiera con l’agenda già piena: il tempo per le novità va conquistato mesi prima, non tra i corridoi.”
Il loro tempo è scandito da appuntamenti prefissati con i fornitori attuali e da una manciata di slot riservati a “novità interessanti” che hanno già intercettato nei mesi precedenti. Se aspettiamo che passino per caso davanti al nostro stand, stiamo affidando la nostra strategia export alla fortuna.
Alimentare il contatto: prima, durante e dopo
La fiera deve essere il momento culminante di una strategia di alimentazione dei contatti, non un evento isolato. Per incuriosire chi non ci conosce e “guadagnarsi” un posto in quell’agenda già fitta, dobbiamo muoverci prima.
Come? Attraverso due canali principali:
- L’email (usata con intelligenza): Sappiamo tutti che le caselle di posta dei Buyer sono sature. Una mail massiva e generica finisce nel cestino in 2 secondi. Serve un messaggio personalizzato, diretto, che offra una soluzione a un problema specifico. L’email deve essere un invito a scoprire un valore, non solo il numero di uno stand. (Oggi, con i giusti strumenti digitali, questa personalizzazione può essere fatta in modo molto più rapido e mirato rispetto al passato).
- La visibilità online: Qui entriamo nel campo della presenza costante e dell’autorevolezza.
“Se l’azienda è un ‘fantasma digitale’ per 11 mesi l’anno, non può pretendere di diventare rilevante in soli 4 giorni di esposizione.”
Conclusione: non essere un fantasma
Il concetto è semplice: dobbiamo trasformare la fiera da un “gratta e vinci” a una tappa di un percorso relazionale che vive tutto l’anno. La fiducia del cliente estero si costruisce quando le luci della fiera sono ancora spente. Spesso vedo stand bellissimi, pagati a caro prezzo, restare semivuoti perché si è trascurata la fase di aggancio preventivo.
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Fissiamo una call gratuita: analizzeremo insieme come “scaldare i motori” prima dell’evento, unendo l’esperienza sul campo ai nuovi strumenti digitali per intercettare i buyer giusti prima che facciano le valigie.